Mario Castelnuovo Tedesco e la Sonata per clarinetto op. 128

Mario Castelnuovo - Tedesco

Mario Castelnuovo – Tedesco

 

 

Mario Castelnuovo Tedesco è stato storicamente il capostipite di una folta schiera di compositori moderni, italiani e non, interessati alla chitarra. E’ uno dei compositori più creativi e poliedrici del nostro secolo. Nato il 3 aprile 1895 a Firenze, discendente da  famiglia ebrea, fin da fanciullo manifestò precoci e spiccate doti musicali, ereditate forse dalla madre Noemi Senigaglia.

A 10 anni, infatti, compose due brani per pianoforte, Notturno e Berceuse, che vennero pubblicati su una rivista giovanile. In un primo momento i suoi studi musicali furono ostacolati dal padre che, secondo la tradizione familiare lo voleva banchiere. Mario caparbiamente continuò lo studio del pianoforte al conservatorio Cherubini di Firenze con il maestro Edgardo del Valle, e conseguì il diploma nel 1914. Successivamente divenne quindi allievo in composizione di Ildebrando Pizzetti. Castelnuovo Tedesco studiò con lui inizialmente al Conservatorio di Firenze, ma si diplomò in seguito a quello di Bologna (allora diretto da Franco Alfano) nel 1918, poco prima del termine della prima guerra mondiale.

La sua definitiva affermazione artistica si sviluppò negli anni a cavallo tra le due guerre mondiali. Nel 1924 sposò Clara Forti, da cui ebbe due figli: Pietro (1925) e Lorenzo (1930). Fu anche apprezzato come interprete e come pianista collaboratore, essendo chiamato ad esibirsi a Villa Savoia alla presenza della regina Elena. In duo con la cantante Madeleine Grey ricevette un invito per tenere un concerto al Vittoriale, residenza di Gabriele D’Annunzio. Contemporaneamente Castelnuovo svolse un’intensa attività come critico e saggista sulle maggiori riviste musicali del tempo (Il Pianoforte, La Critica Musicale, Musica d’oggi, Rivista Musicale Italiana). Nell’estate del 1924 conobbe Giacomo Puccini, che gli mostrò parte della “Turandot”. La fama di compositore si diffuse con rapidità in Europa e soprattutto in America. Dopo una prima produzione in prevalenza cameristica (liriche e pagine per pianoforte), nel 1925 vinse il Concorso lirico nazionale con l’opera “La Mandragola” tratta dalla commedia del Machiavelli, rappresentata alla Fenice di Venezia nel 1926 e, in una nuova versione in due atti, a Wiesbaden nel 1928.

Strinse una solida amicizia con Arturo Toscanini, che diresse in prima assoluta a New York il suo concerto per violino e orchestra “I Profeti”. Al festival di Venezia del 1932 conobbe Andrés Segovia (1893 – 1987), inaugurando così l’inizio delle sue numerose composizioni per chitarra. Da allora, il loro legame durato per oltre 36 anni, portò alla luce un corpus di opere unico ed assolutamente rilevante: oltre 350 composizioni dalle celebri Variazioni Attraverso i Secoli op. 71agli incompiuti Quaderni, Preludi e Studi, che fecero di Castelnuovo-Tedesco uno dei maggiori compositori per chitarra del XX° secolo.

Nel 1936 a Castiglioncello entrò in contatto con Luigi Pirandello che stava completando la stesura de “I giganti della montagna”. La rappresentazione era prevista nei Giardini di Boboli durante il Maggio musicale fiorentino, ma l’improvvisa morte dello scrittore lasciò il dramma incompiuto. Il dramma fu messo in musica da Castelnuovo Tedesco dopo l’inaspettata morte dello scrittore in segno di omaggio.

Il 13 luglio 1939 l’intera famiglia Castelnuovo Tedesco, a causa delle leggi razziali promulgate dal regime fascista, partì dal porto di Trieste per New York, ove si stabilì nel 1940. Per interessamento di Toscanini, Heifetz e Spalding, Mario ottenne subito un contratto dalla casa cinematografica Metro Goldwin Mayer con la qualifica di compositore di musica da film, che gli permetterà di assicurarsi una certa tranquillità economica. Allo scadere del contratto nel 1943, però preferì non rinnovarlo, per lavorare liberamente, da free lance per varie compagnie cinematografiche a seconda delle richieste.

Nel 1944 prese parte ad un singolare progetto ideato dal  clarinettista, compositore e direttore d’orchestra statunitense Nathaniel Schilkret (1889 – 1982), il quale contattò vari compositori per portare a termine la suite Genesi (per narratore, coro ed orchestra) che illustrava i vari episodi della Bibbia. Ad essa parteciparono Schilkret (Creazione),Toch (Arcoiris), Tansman (Paradiso terrestre), Milhaud (Caino eAbele), Strawinskij (Torre di Babele), Schoenberg (Chaos). Castelnuovo Tedesco compose per essa “Il Diluvio”.

Nel ’46 ottenne la cittadinanza statunitense, fatto che indusse Castelnuovo Tedesco a scrivere un atto di ringraziamento pubblico verso il Paese che lo aveva ospitato, ma soffrirà poi del dualismo di essere uno straniero in Italia e un italiano negli Stati Uniti. Gli stessi anni videro il suo esordio nell’ambito dell’attività didattica in qualità di insegnante di armonia e composizione presso il conservatorio di Los Angeles. Nel 1958 ebbe un prestigioso riconoscimento per la sua opera “ Il mercante di Venezia” (su testo di Shakespeare), che ottenne il 1° premio al concorso Campari indetto dal teatro La Scala di Milano.

L’opera in realtà non venne mai rappresentata a Milano. La sua prima rappresentazione si ebbe nel 1961 a Firenze; lo spettacolo ebbe un ottimo successo di pubblico ma differenti apprezzamenti da parte della critica.

La sua morte avvenne a Los Angeles (California) il 17 marzo 1968.

Tutta la produzione del compositore mostra una leggerezza melodica nuova, ottenuta da un’eleganza che richiamava alcuni compositori francesi (in particolare Maurice Ravel per il rigore dei contorni e per la vivacità e varietà dei ritmi); il suo è un linguaggio moderno che sa recepire, i movimenti di danze contemporanee (fox-trot, blues, ecc.), ma non respingeva il recupero di un’espressività “tradizionale”, neoromantica.

copertina sonata op. 128

La Sonata per clarinetto e pianoforte di Mario Castelnuovo-Tedesco è stata scritta nel 1945, essa è identificata con il numero d’ Opus 128, uno di una serie di sonate per strumenti a fiato e pianoforte. Subito dopo la sua composizione, la mancata stampa della stessa produsse solo rare esecuzioni, dato che le copie manoscritte erano difficili da ottenere. Successivamente, con la pubblicazione dell’opera da parte dell’editore Ricordi a Roma, si riuscì a far conoscere e quindi a diffondere questa bellissima sonata pervasa da un neoromanticismo italiano.

L’amore di Castelnuovo-Tedesco per il clarinetto, uno strumento che ha descritto come “Agile e dal bellissimo suono” e che tanto caro fu a Mozart e Brahms, sbocciò nella sua vita nel momento in cui, iniziando a dedicarsi alla musica cameristica, prese parte, in qualità di pianista, ad un concerto dedicato alle due sonate op. 120 di Brahms per clarinetto e pianoforte. La sonata di Castelnuovo-Tedesco è costituita da quattro movimenti. Si tratta di una composizione melodiosa e serena, in parte neoclassica ed in parte neoromantica (come la maggior parte dei suoi lavori). Probabilmente nella sua sonata per clarinetto si nota, per la prima volta nella sua la vita come compositore, l’influenza brahmsiana che si manifesta nell’ appassionato primo movimento,  Andante con moto.”

Andante con moto - sonata op. 128

1° movimento: Andante con moto

Esso è scritto in forma-sonata bitematica e tripartita. Il primo tema dal carattere sognante, il cui incipit è esposto dal solo clarinetto, poi accompagnato dal pianoforte, e un secondo dal carattere doloroso e melanconico sostenuto dal piano con una figurazione ritmica sincopata. Successivamente allo sviluppo dei temi e alla ripresa, con una coda appassionata, che termina con l’incipit del secondo tema a mo’ di commiato, si conclude il primo movimento. La Sonata è lunga, ma non presenta alcun problema di ascolto, proprio perché le melodie di questa sonata sono belle ed esprimono una naturale attrazione irresistibile.

Scherzo - sonata op. 128

2° movimento: Scherzo

Lo Scherzo, il secondo movimento,  è costituito  da una parte più viva, cioè da un tema dal carattere brillante, in semplice metro di valzer di 3/8, nella tonalità di Re maggiore, che contrasta con la seconda parte del movimento (TRIO), costituito da un tema dal carattere più lirico nella tonalità di Re minore. Nel corso di questo movimento e fino alla sua conclusione, Il compositore utilizza in modo alternato le due parti contrastanti, in modo che la parte più brillante viene quasi ad assumere un ruolo di disturbo della parte più lirica.

Lullaby - sonata op. 128

3° movimento: Lullaby

Il movimento successivo, Lullaby , è una semplice e dolce ninna-nanna in 4/4 che durante il movimento passa anche in suddivisione ternaria, nei tempi 12/8 e 9/8, per evidenziare alcuni momenti melodici quasi in recitativo.

Rondò alla Napolitana - sonata op. 128

4° movimento: Rondò alla napolitana

L’ultimo movimento Rondò alla napolitana è un rondò brillante, (rapido e tagliente scrive il compositore sulla partitura) fortemente ritmico, con una melodia che richiama la danza del folklore napoletano, ed in particolare la tarantella. Nello specifico bisogna ricordare che il compositore, in questa sonata, non è nuovo all’utilizzo di melodie folkloristiche napoletane, visto che qualche anno prima (1924) scrisse una “Rapsodia napoletana” per solo pianoforte, ispirata totalmente alla musica del folklore napoletano. Questa sonata dal momento della sua pubblicazione, ad opera della Ricordi, ad oggi,  è rimasta nel repertorio clarinettistico come una delle più gradevoli composizioni scritta per questo strumento a fiato.

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